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Giakarta, settembre È notte fonda, ma nel bunker senza finestre dell'ambasciata britannica la luce non cambia mai: è sempre quella senz'anima dei neon incassati nel soffitto. Xanana Gusmao si accende unaltra sigaretta, mentendo spudoratamente a se stesso: - OK, questa è lultima e poi a letto.Si allunga su una poltrona, mette i piedi sul tavolino, tira una lunga boccata e fa un sorriso stanco. Non indossa più la mimetica del guerrigliero, e neppure il camisaccio di cotone grezzo del carcerato: solo un paio di jeans e una camicia azzurra. È minuto, intenso, gli occhi neri e mobili alternano momenti di riflessione profonda a lampi dallegria. Quando si appassiona parla con tutto il corpo, spalanca gli occhi, li alza al soffitto, ti scruta, ammicca, allarga le braccia, alza le spalle, inclina la testa, ti avvolge con un sorriso caldo e contagioso. Ha un viso mobile, estremamente espressivo, terribilmente pieno di charme: inevitabilmente latino. Nonostante ventiquattro anni tra guerra e galera non ha nulla della durezza del militare, specialmente dei generali indonesiani dello stampo di Wiranto. Sorprende, invece, la mitezza venata di humour, la dolcezza appassionata di un uomo la cui inclinazione sarebbe quella di sognare poesie e coltivare emozioni, senza nessuna vocazione ad essere un eroe. Un uomo che invece il destino ha costretto, suo malgrado, a condurre un popolo attraverso l'inferno. Chi scrive ha avuto la rara fortuna di vivere in diretta, a fianco dei suoi collaboratori più stretti, unaltalena di emozioni che avrebbe spaccato il cuore a un bue: lesultanza per la vittoria nel referendum, la tensione per le prime notizie dei massacri, la disperazione nel vedere Dili in fiamme, la proclamazione della legge marziale, l'orrore per il genocidio, la tensione di sentirsi braccati anche a Giakarta, il senso di sconfitta quando tutto sembrava perduto. Ma, alla fine, la pressione internazionale dei media, delleconomia e della politica ha costretto gli indonesiani a cambiare radicalmente atteggiamento. Finalmente la situazione pare migliorata: è tornata perfino la voglia di scherzare. - Xanana: non hanno fatto in tempo a liberarti che ti hanno subito ricacciato in galera... - Beh, speriamo che questa sia lultima, no? E, in fondo dormire in territorio britannico è piu riposante che dormire a Cipinang. (Cipinang è la prigione dove ha passato gli anni più neri. Un posto indegno di qualsiasi società civile). -E quale sarà la prima cosa che farai quando allaccerai rapporti con l'Italia? Ride, scopre un po i denti, gli occhi diventano due carboncini allegri e ironici: - Una bella partita Timor Est-Inter! Come sta Ronaldo? E di Baggio che mi dici? Certo, il campionato è inziato da poco, ancora non si può dire... Mi lascia stupefatto lanciandosi in una informatissima dissertazione sul campionato italiano: sa tutto di Christian Vieri, di Roberto e Dino Baggio, del nuovo portiere che viene dal Parma. La mia scarsa competenza calcistica è travolta e affondata in tre secondi. Un classico: è in mezzo alle tragedie più grandi che viene voglia di scherzare. È la pulsione vitale che si fa strada, prepotente, iresistibile, per esorcizzare il dolore e la morte. - Senti, Xanana, veniamo alle domande serie: secondo te che succederà nelle prossime settimane? - Tornerà la pace, spero ... Le milizie, finito il lavoro sporco, sono diventate superflue, anzi, imbarazzanti per lesercito indonesiano ... penso che le lasceranno scappare al sicuro, a West Timor o a Giakarta... magari faranno fuori i personaggi più compromessi. Naturalmente molti componenti delle milizie non erano altro che militari in borghese: quelli rientreranno nei ranghi dellesercito. - Quanto tempo ci vorrà per restaurare la pace? - Dipende. Ma non credo che lONU permetterà ai militari di occupare nuovamente Timor Est. - Se diventerai, come è probabile, il primo presidente della repubblica di Timor Est, quali saranno i tuoi rapporti con lIndonesia? E con lASEAN? - Con lIndonesia coltiveremo relazioni strette a tutti i livelli: culturale, sociale, commerciale, economico. East Timor chiederà di diventare membro delASEAN e cercherà di cooperare con le altre nazioni asiatiche per la ricostruzione del Paese. - Le milizie e i militari hano sparato a vescovi, sterminato preti, buttato bombe in chiese gremite di fedeli: perché tanto accanimento contro i cattolici? È stata, magari in parte, una guerra di religione? - No, parlare di guerra di religione è assolutamente improprio. Però è vero che la Chiesa è sempre stata vista dai militari come una fonte importante di ispirazione, di speranza, di supporto e di protezione sia per la gente che per la resistenza. - Credi che un massacro così spietato sia stato anche un segnale diretto agli altri movimenti separatisti dellIndonesia, come quelli di Aceh, Irian Jaya e Riao? - Ovviamente la voglia di infliggere una punizione esemplare è stata un fattore importante per decidere la strategia di repressione. Ma il caso di Timor Est è diverso: il nostro non è il movimento separatista di una regione dellIndonesia. È il movimento di liberazione di un territorio sovrano occupato da un esercito straniero: le Nazioni Unite non hanno mai riconosciuto Timor Est come facente parte dellIndonesia. - Secondo te quali errori sono stati compiuti nella gestione del prima e del dopo referendum? - Lerrore più grosso è stato fatto dai militari, che hanno pensato di poter piegare con la brutalità la volontà di un popolo e il corso della storia, infliggendo alla mia gente tanta sofferenza. Di sofferenza, in queste due settimane, Xanana Gusmao ne ha dovuta affrontare una quantità spaventosa. Il suo popolo terrorizzato, deportato, sterminato. I suoi amici più cari uccisi o in fuga nella giungla. La sua città distrutta, violentata, rasa al suolo. Il suo mare (Mar meu, Mare mio, si intitola il suo ultimo libro di poesie) imbrattato del sangue dei morti e dei corpi dei timoresi fatti a pezzi da milizie gonfie di violenza e di anfetamine. E, in mezzo a questa tragedia generale, la tragedia intima, privata, umana: il padre e la madre uccisi a Dili.- Xanana ... sono stati giorni terribili per chiunque abbia un briciolo damore per Timor Est . Ma per te il carico di dolore è stato pesante anche sul piano personale. I primi giorni sembrava che entrambi i tuoi genitori fossero stati uccisi. Poi si sono riaccese delle speranze. Ci sono notizie certe? Mi guarda con una grande serenità: - Sì, ormai è sicuro: sono stati uccisi tutti e due insieme, a Dili. - Le eredità più importanti non sono quelle materiali, ma gli esempi e gli insegnamenti. Qualè la cosa più importante che ti hanno lasciato i tuoi? Riflette brevemente, con lo sguardo lontano, gli sfugge un sorriso caldo, filiale: - Mmm... direi che la cosa più importante che mi hanno insegnato è: sii sempre te stesso. A qualsiasi costo. - E i tuoi costi li hai pagati ...mi permetti una confidenza personale.? - Sicuro. - Anchio, qualche mese fa, ho avuto paura di perdere il mio, di padre. Lì ho capito che, quando perdi una persona amata, ti resta sempre qualcosa di non detto. E che non gli puoi più dire. Se potessi, cosa diresti a tuo padre in questo momento? Mi guarda, intrigato dalla stranezza della domanda: - Sai cosa gli direi? Gli direi: Sono orgoglioso di te perché so quanto hai aspettato il giorno del referendum e, quando hai messo la scheda nellurna, so come ti sei sentito. Hai compiuto, finalmente, il gesto per cui i timoresi hanno combattuto da generazioni. Un gesto da uomo libero. Penso alle tante volte che sono andato a votare con fastidio, o con indifferenza. Mi rendo improvvisamente conto di quante cose - per noi garantite - per popoli interi sono un sogno da raggiungere a qualsiasi prezzo. - E tua madre? Lo sguardo del comandante guerrigliero si addolcisce, la bocca accenna a un sorriso tenero: - Mia madre era caduta, aveva subito la frattura del bacino, era bloccata in casa ed era disperata perché non poteva andare a votare. Mio padre la consolava, con tenerezza infinita: Non preoccuparti. Il mio voto varrà anche per te . Si appassiona, si protende col corpo e le mani, cerca di trasmettermi un concetto che evidentemente, in me, sente estraneo: - Capisci? Per noi il voto era una questione così importante da trascendere le nostre vite. Io so che, quando mio padre è morto, è morto felice perché aveva potuto scegliere il destino della patria. Dice proprio così, dice patria, una parola che da noi ormai ha perso significato. Una parola che, per chi una patria tutta sua non lha mai avuta, è una conquista, un sigillo, un Santo Graal. - Xanana: anche tu sei padre. Hai due figli, Nito e Zeni, ormai grandi. Hai fatto una vita pericolosa, la morte è stata una compagna di strada costante. Che rapporto hai avuto con loro? Hai rimorsi? Hai rimpianti? Mi scruta, corruga le sopracciglia, e ora i suoi occhi sono diventati oscuri come la profondità di un pozzo. Il viso si indurisce, stringe le labbra e fa una smorfia come a difendersi da un dolore vecchio ma che ogni tanto si fa ancora sentire:- I miei figli ... quando li ho lasciati Nito aveva quattro anni, e la bimba, Zeni, un anno appena... non li ho più visti. Per diciotto anni. Il primo anno ... no, diciamo i primi sei mesi nella giungla non riuscivo a sopportare di non sapere come stavano, se mangiavano, se avevano la febbre, se erano allegri o tristi, come giocavano ... la voglia di stringerli, di abbracciarli, perfino di morderli era insostenibile ... - E poi? - E poi ... ero in guerra, li ho dovuti dimenticare. Il mio lavoro era più importante di loro. Il mio dovere era quello di salvare tutto il mio popolo, non solo i miei figli. - Quando li hai incontrati di nuovo? - Ero in carcere. È stato un colpo. Avevo lasciato due bambini, ho incontrato due adulti. Se li avessi incrociati per strada certamente non li avrei riconosciuti. - E qual è stato il sentimento dominante, dentro di te ? Il bel viso di Xanana Gusmao si illumina di un sorriso pieno, soddisfatto, paterno: - Lorgoglio. Ero orgoglioso di loro e della madre, che li aveva tirati su così bene - perché erano belli, perché erano forti, perché erano grandi, ma soprattutto perché ce lavevano fatta anche senza di me. E in condizioni molto difficili - La guerriglia significa anche cancellare i propri sentimenti ... ti rendi conto di che sacrificio è stato rinunciare alla paternità? Lo sapevo, lo sapevo, ecco che arriva lo sguardo non puoi capire: - Ma lo sai quante ne ho viste, di sofferenze, in diciottanni di guerra? E quante sofferenze di bambini? Ed erano tutti, tutti loro, tutti i piccoli di Timor Est, i miei bambini. Cade un momento di silenzio, abbasso lo sguardo a terra, cerco una matita con cui giocherellare. Certe parole, che - stampate su un giornale -sembrano grondare retorica, pesano come pietre quando le senti dire da uno che ha fatto ventiquattro anni tra guerra e prigionia. Soprattutto nei giorni in cui gli stanno massacrando un popolo. - In queste ultime due, tre settimane è successo tanto, troppo. Un carico di dolore insostenibile. Tu hai sempre parlato di amnistia, di perdono. Ma come può un uomo perdonare? Poi ecco che ritorna il politico attento, quello che non si lascia andare, che soppesa con cura le parole: - Più dei nostri sentimenti personali, dobbiamo tenere bene in vista gli obiettivi della nostra lotta. Non esiste una lotta senza vittime, una lotta senza danni. È semplicemente impossibile. Non possiamo badare ai casi personali, dobbiamo dimenticare qualsiasi sentimento di vendetta. Noi siamo guerriglieri analfabeti: abbiamo combattuto non per il potere o i privilegi, ma per lindipendenza, per il diritto di scegliere da soli la nostra strada. Se dovremo processare qualcuno non sarà per vendetta personale, ma per fare giustizia. - Xanana, cosa diresti allEuropa?- Che stiamo vivendo un momento terribile. Che siamo di fronte al nostro secondo genocidio in un quarto di secolo. Timor Est è totalmente distrutta, non resta più in piedi una capanna, un villaggio, una città. Agli europei dico, con umiltà: abbiamo bisogno. Il nostro popolo soffre la fame, i nostri bambini sono scappati nella giungla, ma non sono guerriglieri, non conoscono i trucchi per sopravvivere nela boscaglia. Hanno bisogno di cibo, di latte condensato, perfino di pastiglie per potabilizzare lacqua. Aiutateci. Non lasciate solo il popolo di Timor Est. - Pensi che il tuo appello verrà accolto dal mio continente? Il volto mite e determinato di Xanana Gusmao, guerrigliero, poeta, futuro presidente di Timor Est, si illumina dell'energia che lo ha sostenuto in 24 anni di guerra e di galera: - Oxalá. Speriamo. |