E che fine hanno fatto le persone con cui ho condiviso tante ansie e tante paure a Giakarta?
A Timor Est.
L'anno successivo, nel 2000, finalmente libero da presagi, sono sbarcato nell'aeroporto di Dili, capitale di Timor Lorosae, o Timor Dove Sorge il Sole: gli uffici erano ancora distrutti, la dogana un tavolo all'aperto sotto le palme.
Ho conosciuto un'isola bellissima, che la ferocia dell'occupazione indonesiana aveva tenuto lontana dalla civiltà per 25 anni: niente alberghi, niente turismo, molta povertà, molti sorrisi.
Ho visto una Dili bruciata al 90%, pattugliata dai blindati bianchi dell'ONU, con la gente che dormiva e cucinava sul lungomare.
Ho visto le candeline ardere nella notte, nei posti dove le persone erano state uccise. Ogni candelina, un morto. Migliaia di candeline.
Ho visto Kirsty col pancione: aspettava il primo bambino di Xanana - nel frattempo si erano sposati - e continuava a vivere da volontaria, lavorando freneticamente, senza risparmio, per portare lavoro e sollievo alle donne timoresi.
Ho visto Xanana vivere blindato in una casa modesta, protetto da un plotone di carabineiros portoghesi, affrontare infiniti dissidi interni e le sabbie mobili della politica. Ho cucinato per lui e Kirsty spaghetti al pomodoro. Da reporter a cuoco: mica male, come carriera.
Ho visto Alex al lavoro per far ripartire una scuola coi vetri rotti e i muri anneriti. Mi ha invitato a cena nella sua casa semidistrutta, sotto un riparo provvisorio di compensato. Ho riabbracciato la piccola Philosophia, detta Sophia, che nel frattempo era cresciuta. Florentina aspettava il secondo bambino. Abbiamo mangiato pollo, maiale e riso davanti a un fuoco, sotto un cielo stellato in cui spiccava la Croce del Sud.
Ho conosciuto Zeni, la bimba che Xanana ha lasciato quando aveva appena un anno, e che ha rivisto solo dopo diciott'anni. Oggi è una ragazza bellissima, che parla con l'accento australiano e che non va molto d'accordo con Kirsty.
Ho parlato con i ragazzi timoresi scampati al massacro, con i torturati, con le suore a cui i Kopassus "interrogavano" le bambine. Ho conosciuto una bambina di seconda media che, a causa di un "interrogatorio" era rimasta incinta, e si era rinchiusa in un suo mondo esclusivo e fantastico, senza comunicazione con l'esterno: solo lei e il suo bambino.
Ho attraversato l'isola per cinque ore sdraiato nel cassone di un pickup fino a Los Palos per rivedere Cesar Dias Quintas, quello che avevo conosciuto nel bunker di Xanana. Ero stato invitato alla solenne cerimonia di fine lutto del Liurai Dias Quintas in rappresentanza di Davide Corona, costretto a rimanere in Italia. Un'esperienza struggente. La famiglia Dias Quintas mi ha trattato come un figlio. Non li dimenticherò mai.
E anche la storia di questo viaggio, prima o poi, andrà raccontata.
Timor oggi
Oggi Xanana Gusmao è il presidente della più giovane repubblica indipendente del mondo: la prima del terzo millennio. Kirsty è la first lady, ma si incazza se la chiami così. Continua a lavorare freneticamente, senza risparmio, per portare lavoro e sollievo alle donne timoresi. Hanno fatto un altro bambino, che hanno chiamato Kai Olok come il padre di Xanana. Kirsty, per solidarietà con le donne timoresi, lo ha voluto partorire nel vecchio ospedale di Dili piuttosto che nel moderno ospedale di Darwin. Tutto è andato bene e ora vivono in una villa in collina.
Alex Gusmao insegna filosofia nella sua scuola, che ora ha di nuovo i vetri e i muri dipinti di un bel giallo.
Misha, la giovane psicologa, lavora per il governo di Timor. Cesar Dias Quintas è avviato alla carriera diplomatica.
Nel Mar di Timor l'Australia sta estraendo il petrolio, e parte dei proventi vanno all'isola, che ormai è completamente indipendente. Cominciano però le prime difficoltà: i miliziani nostalgici dell'Indonesia stanno ricostituendo le bande armate e, con il progressivo sganciamento dell'ONU, per Timor la pace ancora non sembra vicina.
Ma andate, se potete, a Timor Est. E' a mezz'ora di volo da Bali. I pochi alberghi sono stati ricostruiti, ci sono buoni ristoranti e la gente ancora non è corrotta dal turismo di massa. Sarete tra i pochi a godere gli incanti di un'isola incontaminata, estremamente amichevole e del tutto sicura per un occidentale.