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I primi contatti con la resistenza
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Un primo contatto.
All'inizio del '99 finalmente i miei tentativi di contatto si concretizzano in una email:
Ciao Baldoni,
so chi sei, ho letto i tuoi reportage dal Chiapas, e i giornalisti che si interessano di Timor Est sono molto pochi.
La cosa migliore e' che tu ti metta in contatto con chi si occupa di far entrare i giornalisti in Timor e di procuragli i contatti.
Prima di metterti in contatto con il nostro ufficio di Darwin, valuta attentamente quanto ti sto per dire.
A seguito dell' accordo in sede delle Nazioni Unite in Timor Est si dovra' svolgere il prossimo 22 agosto il referendum sull' autodeterminazione.
A quella data noi timoresi dovremmo scegliere se diventare uno stato indipendente o far parte dell' Indonesia come provincia autonoma.
E' inutile far calcoli vinceremo con oltre il 90% dei consensi. Lo sanno tutti anche i generali indonesiani che hanno in Timor Est il fulcro delle loro attivita' miliardarie e che continuano a mantenere intatto il loro potere nonostante Suharto sia caduto.
A partire dall' inizio dell' anno la situazione e' peggiorata sopratutto per la popolazione. Nonostante gli impegni presi dal governo l' esercito indonesiano ha armato dei miliziani che scorazzano per il paese aiutati dai militari a compiere barbarie di ogni tipo.
L' altra settimana hanno attaccato una sede delle Nazioni Unite ferendo dei funzionari, lunedi' hanno assaltato un convoglio umanitario della Caritas. E' evidente il diretto coinvolgimento dei soldati indonesiani. La protesta dei funzionari delle Nazioni Unite e' stata veemente (quanto inutile devo ammettere)
Il capo della missione e' volato a Jakarta per chiedere spiegazioni direttamente al ministro della difesa: il Generale Wiranto.
L' Australia ha gia' approntato dei campi per la raccolta profughi e mobilitato piu' di 2500 soldati per l' intervento a Timor. Per I Generali Indonesiani il referendum e' la resa dei conti, per questo stanno cercando di farlo saltare a tutti i costi.
Se decidi di andare ricordati che non godrai di nessuna immunita' e per gli indonesiani sarai un potenziale nemico in quanto testimone. Sulle montagne non correresti nessun rischio, ma nelle citta' saresti parecchio in vista. Se decidi di andare mettiti in contatto con questo indirizzo email:
Mr. Juan Federer - juan@xxx.xx
Usa pure il mio nome, come referente e stai tranquillo, se decidono di farti entrare vai dove ti pare. Da domani sono in ferie per 2 settimane per cui non posso utilizzare l' email, se ti serve contattarmi mi trovi al numero 0X:XXX:XXX. Fammi sapere.
Un saluto.
David Corona
FRETILIN - Frente Revolucionaria do Timor-Leste Independente.
(Il Comandante David Corona e' un timorese che vive in Italia, e ci sta leggendo proprio in questo momento: ne approfitto per mandargli un saluto affettuoso e un ringraziamento per i mondi che mi ha spalancato)
La misteriosa Louise
Mi metto in contatto con Juan Federer a Darwin. Lui, dopo qualche scambio di lettere, mi rimanda a una professoressa dell'Universita' di Lisbona che, a sua volta, m
i da l'indirizzo di una misteriosa Louise, dell'ufficio stampa di Xanana Gusmão.
Louise mi scrive email di fredda efficienza, apparentemente da Jakarta. Io cerco di farla ridere, ma con lei c'e' poco da scherzare. Xanana e' in prigione, per incontrarlo bisogna chiedere il permesso al Ministro degli Interni indonesiano. Ma per farlo occorre essere accreditato come giornalista dalla loro ambasciata a Roma. Il che vuol dire automaticamente che, appena sbarco a Jakarta, mi trovo la "coda" e le cimici in albergo.
Naa, e' un'idea che non sopporto. Io non debbo scrivere un'intervista per un giornale e scappar via. Io scrivo per un mensile, posso e voglio fare le cose lentamente, approfondire, vivere, capire, farmi compenetrare da modi di vivere e pensare cosi' diversi dal mio. Non posso andare in giro coi servizi segreti alle calcagna.
Decido di lasciar perdere l'irraggiungibile Xanana e la sua frigida Louise e di andare a Timor Est con un semplice visto turistico, per conoscere la gente e toccare la situazione con mano.
Preparativi
Comincio a preparare il viaggio. Le mappe di Timor Est sono introvabili. La Lonely Planet, semplicemente, sconsiglia di andare nella parte orientale dell'isola perche' assolutamente insicura. Europ Assistance ti copre in tutto il mondo tranne che in:
Algeria, Antartico, Bosnia ed Erzegovina, Cocos, Georgia del Sud, Heard e Mc Donald, Guinea-Bissau, Iraq, Isola Bouvet, Isola Christmas, Isola Pitcairn, Isole Falkland, Isole Marshall, Isole Minori, Isole Salomone, Isole Wallis e Futuna, Kiribati, Libia, Micronesia, Nauru, Niue, Palau, Repubblica Federale della Yugoslavia (Serbia e Montenegro), Sahara Occidentale, Samoa, Sant'Elena, Somalia, Terre Australi Francesi, Timor Orientale, Tokelau, Tonga, Tuvalu, Vanuatu, Sri Lanka a nord della latitudine 7°30'
Una bella lista di destinazioni per i prossimi anni
Malaria o non malaria?
Malaria o non malaria? Simone, una mia amica della Croce Rossa che anni fa fu mitragliata in Angola mentre paracadutava medicinali su Luanda assediata, dice che il Lariam è una schifezza pericolosa. Un funzionario della Roche glielo ha c
onfessato: i miei capi lo sanno perfettamente, ma che gli frega? Per la truppa va benissimo, e loro fanno profitti miliardari.
Lei è stata tre anni in Cambogia subito dopo la caduta dei Khmer Rossi e, invece di imbottirsi di Lariam, che dà scompensi di umore e allucinazioni, ha fatto una scrupolosissima profilassi antizanzare.
È stata una delle poche persone che non hanno preso la malaria.
Seguo il suo consiglio (tanto il Lariam è inefficace contro il dengue emorragico e l'encefalite giapponese, endemici a Timor) e mi munisco di Autan Tropical, che si vende solo in farmacia, pantaloni leggeri chiusi alla caviglia, camicie leggere dalle maniche lunghe, cappellino floscio kaki, occhiali da sole.
Le mail che scambio con Louise diventano più distese e cazzeggianti. È chiaro che i servizi indonesiani gliele leggono, figurati. Ma spesso fare lo scemo è una cosa che ti salva. E a me riesce benissimo, ho un talento naturale.
Un cattivo presagio.
Ci sono delle cose che non si ha la libertà di raccontare in giro.
Posso solo dire che, una sera di giugno che non dimenticherò tanto facilmente, mi arriva un cattivo presagio.
Così preciso, forte e credibile che, dopo tanta preparazione, mi spinge a cancellare del tutto il viaggio a Timor Est.
Andrò a Bangkok e di lì si vedrà. Birmania, forse. Ma Timor Est dovrà fare il suo referendum senza di me.
Non credo che sentiranno la mancanza.